oVirt, gioie e dolori.

Cos’è oVirt intanto?

oVirt è una collezione di software Open Source per la virtualizzazione, finalizzati allo sfruttamento dell’hypervisor KVM (un modulo del kernel Linux).

La sua struttura ricalca quella di RHEV, Red Hat Enterprise Virtualization, poiché oVirt : RHEV = CentOS : RHEL. Esso è quindi una ricompilazione del codice sorgente reso disponibile da Red Hat del loro prodotto per la virtualizzazione enterprise.

È necessario avere chiaro che per la sua esecuzione  corretta sono necessarie almeno  tre componenti software separate:

  1. oVirt node
    È l’hypervisor vero e proprio. Attualmente disponibile solo come una particolare versione di Fedora, deve essere installato sull’hardware fisico che fornirà la potenza elaborativa alle macchine virtualizzate, solitamente un server privo o quasi di storage (sulla falsariga di VMware ESXi). Dico hardware fisico poiché sono necessarie le estensioni VT del processore, potrebbe anche essere possibile (in futuro) passargliele in nesting. Una volta installato questo software, non potrete gestire un bel niente da esso, se non la connessione al portale amministrativo;
  2. Portale di amministrazione
    Consiste di un’interfaccia web che permette la gestione delle macchine virtuali, clustering, storage ecc. ecc. ecc., da installare e utilizzare esattamente come scritto nella guida ufficiale che trovate nel sito di oVirt, a meno degli appunti che scriverò di seguito;
  3. Sistema di storage
    oVirt, come RHEV, non supporta, non supporta, non supporta e se ancora non avete capito bene cosa voglio dire NON SUPPORTA lo storage locale, ovvero sulla macchina dove è installato l’hypervisor (oVirt node). È necessario utilizzare uno storage esterno; supporta Nfs, iSCSI o Fibre Channel. Non so se sia possibile, in ogni caso non è affatto consigliabile, cercare workaround per hostare comunque lo storage sulla macchina fisica dove è installato oVirt node. No. Punto.

Per ulteriori informazioni sulla sua struttura rimando al sito ufficiale sopra linkato; se potete, contribuite alla voce di Wikipedia, al momento è parecchio scarna.

Vantaggi 

  • oVirt offre gratuitamente, per giunta con un progetto guidato dalla comunità (per quanto sponsorizzato da diversi partner che potete trovare nel sito ufficiale), un sistema di virtualizzazione di livello enterprise, quello per il quale priva bisognava rivolgersi a piattaforme chiuse (benché eccellenti) come VMware;
  • oVirt mantiene una buona parte delle funzionalità della sua controparte commerciale RHEV (della quale è spesso possibile usufruire della documentazione sui docs di Red Hat), un prodotto maturo e parecchio affermato nel settore; High Availability, clustering, live migration, overcommitting di ram e cpu, template “gold image” ecc.

Problematiche

  • La documentazione è ancora piuttosto carente, essendo un prodotto giovane si tende chiaramente ad appoggiarsi parecchio sulla docbase di Red Hat; di seguito ho riportato diversi errori nella documentazione ufficiale che pregiudicano pesantemente la corretta messa in opera del software;
  • Data la sua diffusione ancora molto limitata è difficile trovare il tipico “supporto della comunità” che si ritiene naturale nei progetti Open Source; parlo di forum, blog et similia;
  • oVirt è un software, come la controparte commerciale, immensamente complesso: non è affatto banale risolvere problematiche in modo “artigianale”, di alcuni pezzi si sente pesantemente la derivazione “commerciale”, poco intuitiva.

Errori nella guida di installazione ufficiale

Spero di aiutare qualcuno mettendo in luce questi pesanti errori nella guida di installazione ufficiale, che potrebbero facilmente disorientare e scoraggiare utenti inesperti come il sottoscritto.

  • Non riuscirete mai a condividere uno storage via NFS se non vi atterrete scrupolosamente al wiki preposto, mai menzionato nella guida. Mezz’ora di testate allo schermo prima di beccarlo;
  • Per trasferire delle immagini ISO nel vostro storage ISO (avete ricordato di crearlo, vero?) è necessario utilizzare la tool ovirt-iso-uploader menzionata nella guida, ma non potrete richiamarla semplicemente digitando questo comando sul terminale, perché non si trova in /usr/bin o similari (sì, su yum risulta installato: tranquilli): per qualche perversa ragione a me ignota è stata spostata in
    /usr/share/ovirt-engine/iso-uploader/engine-iso-uploader.py

    senza che ne venga fatto alcun cenno nella guida di installazione ufficiale. Dopo un’oretta di nervosismo, ho trovato qualche informazione quì e quì.

  • “Adesso che ho le mie ISO sullo storage posso procedere all’installazione di…” ALT. Guardate bene nell’interfaccia di management. Le vostre ISO non compaiono. Non ci sono. Eppure, se controllate nello storage, sono proprio lì, uppate correttamente nella cartella giusta, ovirt-iso-uploader non ha restituito nessun errore. Non ho ben capito come ne sono venuto a capo, ammetto la mia ignoranza e la mia poca lucidità dopo ore di smanettare. Ho provato un po’ i comandi che ho trovato in questa discussione, credo, immagino, non ne sono affatto sicuro e potrebbe essere una fesseria epica, che sia stato
    vdsClient -s 0 getFileList

    oppure

    vdsClient -s 0  getConnectedStoragePoolsList
     oppure ancora
    vdsClient -s 0 getIsoList (Immettere il vostro idstorage, come trovarlo è descritto nel post sopra linkato)

    a far sì che finalmente oVirt riconoscesse le immagini ISO che avevo uppato, ma le mie conoscenze si fermano quì. Spero vivamente che gli sviluppatori provvederanno a fixare quanto prima questi bugs nella documentazione e nel software. Appena avrò tempo (e potrebbe passarne parecchio prima che ciò accada) segnalerò questi bugs, frattanto è IMPORTANTE che qualcuno li segnali prima possibile se anch’esso è incappato nelle problematiche sopra descritte, ricordate che saremo tutti a beneficiarne.

    Conclusioni

    Nonostante questi inconvenienti, mi sento tranquillamente in grado di affermare che oVirt è una grande promessa nel panorama dell’opensource, una soluzione davvero potente e flessibile per la virtualizzazione enterprise; vi confesso di essere in trepidante attesa della versione 3.1.

    Vedo sempre più un futuro di thin/zero client anche sui tablet (basta che riescano ad eseguire un browser o direttamente spice-client), orientato al contenimento dei costi ed alla facilità di gestione, non solo nelle grandi aziende ma anche in ambienti SOHO.

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